Innovazione.
Ricerca costante.
Radici salde.
L’innovazione ha sempre accompagnato Cleto Chiarli che con idee e progetti ha sviluppato gradualmente e nel tempo una piccola attività fino di farla diventare una realtà imprenditoriale di successo.
Tutto ha inizio a metà dell’800 quando Cleto Chiarli, con la moglie, avvia una Trattoria nel centro di Modena e inizia a produrre il Lambrusco per la clientela del locale. Nessuna esperienza ne come oste e neppure come vignaiolo tuttavia una grande intraprendenza e volontà. Lo accompagna una straordinaria visione: nel vino è sicuramente importante la qualità, ma questa deve anche essere costante nel tempo. Il vino poi per acquisire valore ‘deve’ essere messo in commercio in una bottiglia di vetro con una etichetta che identifichi il produttore. Sono questi i principi che accompagneranno nel tempo l’attività di Cleto e saranno alla base del suo successo.
Una storia di ricerca nel vino
La bottiglia di vetro per reggere alla pressione di un vino frizzante e affrontare i trasporti doveva essere resistente. Così Cleto inizia ad utilizzare per il suo Lambrusco una costosa bottiglia di vetro appena arrivata sul mercato: una evoluzione della famosa English Bottle che segnerà la storia di tutto il vino in bottiglia del mondo. Questa innovazione è determinante per il successo della Cleto Chiarli tanto che già nel 1900 riesce a produrre 100.000 bottiglie e con queste dà inizio anche all’esportazione.
Nei decenni l’azienda sempre adotta le novità che i progressi tecnologici propongono sia per la vinificazione che per il migliorare il confezionamento delle bottiglie. All’interno della Galleria Chiarli è in mostra una suggestiva e rarissima attrezzatura che, introdotta attorno al 1930 consentiva di tappare le bottiglie con tappo fungo: una novità assoluta voluta dai Chiarli sempre per migliorare la presentazione dei loro vini ed aumentarne il valore.
Nel 1950 i Chiarli iniziano, negli estesi vigneti di famiglia, una ricerca, all’avanguardia per l’epoca, allo scopo di individuare i migliori cloni di Lambrusco per poi metterli a dimora nei terreni più adatti alle singole varietà. I Chiarli sono stati i pionieri nell’adottare il metodo Martinotti per il Lambrusco che via via nel tempo hanno sviluppato fino a perfezionarlo, pochi anni orsono, nel processo a una singola fermentazione.
Un’identità che non cambia
Chiarli, ha recentemente recuperato e riordinato nell’ “Archivio Storico” le etichette, create per i suoi vini in oltre un secolo e che testimoniano l’importante presenza e storicità del Lambrusco nei mercati mondiali.
Fedele e rispettoso dei caratteri autentici del Lambrusco tra cui spicca quello di essere vino secco, Chiarli, nel 1980, in controtendenza alla moda che in quel periodo storico aveva omologato un Lambrusco dolce e poco alcolico, produce e offre al mercato il “Vecchia Modena”: un vino secco senza compromessi. Una ‘novità’ che riconsegna al Lambrusco la sua vera identità e che apre una nuova era che in breve lo vedrà premiato e rispettato riportandolo nel novero dei vini Italiani di Qualità. Il rispetto dei valori tradizionali è sempre stato il principio ispiratore della Chiarli in ogni sua scelta: in vigna, in cantina, nella comunicazione ed in ogni processo innovativo.